Enciclopedia Nuragica>Oltre l'architettura

Oltre l'Architettura

La monumentalità delle architetture nuragiche, come anche di quelle prenuragiche, è un’arma a doppio taglio: quel che guadagniamo in visibilità e conservazione lo perdiamo in scarsa attenzione per le strutture e attrezzature deperibili e in scarsa comprensione per ragionamenti ed analisi che vadano oltre il materiale e il visibile. Inoltre, la monumentalità e lo stato di conservazione di alcuni nuraghi ci fanno credere che i nuragici siano usciti da lì solo ieri: ci lusinga pensare di essere i loro eredi diretti e di poter entrare facilmente in contatto con loro o addirittura immedesimarci in loro.

Tutto ciò ci dà l’illusione che basti guardare per possedere e quindi capire; in partenza tutti, archeologi ed appassionati di nuraghi, siamo affetti da un feticismo della pietra che si aggiunge al feticismo del reperto e che ancor più condiziona le nostre domande e risposte.

In realtà, i nuraghi e gli altri monumenti non sono che la faccia più appariscente dell’attività delle popolazioni nuragiche. Non solo i grandi nuraghi e insediamenti, ma forse ancor più i fitti gruppi di piccoli nuraghi rivelano veri e propri progetti di trasformazione agricola che avevano lo scopo di rendere produttivi ampi territori occupati dalla foresta mediterranea. In effetti, campi coltivati e pascoli sono manufatti tanto quanto gli edifici; gli uni e gli altri sono stati faticosamente costruiti per il solo fine di comporre un ambiente addomesticato e adattato alle esigenze dell’uomo che a sua volta vi si adattava.

Ciò diventa macroscopico quando si osservano gli insediamenti, che rivelano una progressiva crescita demografica e quindi una maggiore capacità di investimento lavorativo e di sfruttamento delle risorse; e diventa impressionante quando, individuando e delimitando sul terreno uno per uno gli insediamenti di un determinato cantone, si cerca di valutare il livello di popolazione complessiva e il grado di pressione esercitato da questa su un ambiente già impoverito dall’impiego secolare di tecniche di bonifica che certo non agevolavano la rigenerazione del suolo e della vegetazione.

Affermare che i nuraghi non avessero funzione prettamente difensiva non significa affermare che le società nuragiche non abbiano mai avuto preoccupazioni per la sicurezza. Numerosi abitati nuragici, tra i quali principalmente quello del nuraghe Losa, sono circondati e racchiusi da muraglie con evidenti accorgimenti di controllo degli accessi, che avevano una specifica finalità difensiva. Stando ai dati di scavo, almeno alcune muraglie sono connesse coi momenti di maggiore espansione degli insediamenti tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro, che sono anche le fasi di maggiore competizione e conflittualità, ma non presuppongono necessariamente uno stato di guerra permanente e nemmeno l’esistenza di una società militaresca.

Anche se sono spesso trascurati perché meno ciclopici dei nuraghi e meno ricchi di preziosi reperti dei santuari, gli insediamenti sono un immenso serbatoio di conoscenze soprattutto per le fasi più avanzate della civiltà nuragica. Quanto e più dei nuraghi, anche gli insediamenti dei diversi territori tribali erano legati da stretti rapporti politici ed economici; anzi possiamo immaginare una progressiva specializzazione produttiva degli insediamenti localizzati nelle diverse nicchie ecologiche di ciascun territorio. Questo implica una progressiva differenziazione dei ruoli all’interno delle società nuragiche: si formano delle élites, cioè gruppi familiari specializzati in funzioni direttive, che svolgono un ruolo di coordinamento al servizio delle comunità e nello stesso tempo accumulano ricchezza e potere. Così le società nuragiche tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro si trasformano in senso gentilizio e, alla fine, aristocratico.

Naturalmente non possiamo presumere che la civiltà nuragica dovesse seguire una traiettoria di sviluppo illimitato. Piuttosto che spiegarne la fine con l’intervento di un unico agente esterno, umano o naturale, dobbiamo domandarci se essa non si sia invece lentamente spenta per la degenerazione dei suoi principi costitutivi, per la rottura degli equilibri, per il venir meno della coesione morale e sociale. Forse il ritmo di depauperamento ambientale superò il limite compatibile col livello tecnologico proprio della più avanzata civiltà nuragica? Forse le soluzioni messe in atto sul piano economico e politico per accrescere il prodotto complessivo portarono al rovesciamento del rapporto tra costi e benefici, tra lavoro e raccolto, tra sottomissione e consenso, tra fatica e fiducia?

Tutte le civiltà si esauriscono e si dissolvono; è toccato anche alla civiltà nuragica, toccherà anche alla nostra moderna civiltà occidentale.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Lilliu Giovanni, La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei nuraghi, Edizioni Il Maestrale, Nuoro, 2003.
Contu Ercole, La Sardegna preistorica e nuragica, Edizioni Chiarella, Sassari, 1997.
Autori Vari, Ichnussa. La Sardegna dalle origini all’età classica, Edizioni Garzanti, Milano, 1981.
Autori Vari, Sardegna nuragica, Edizioni Electa, Milano, 1990LILLIU, Giovanni, La civiltà dei Sardi, Edizioni Il Maestrale, Nuoro, 2003.

Paleotur Soc. Coop. a.r.l - Gestione Parco Archeologico Nuraghe Losa - P.I. 00682590955
Corso Umberto I, n° 28 - 09074 Ghilarza (Provincia di Oristano) Sardegna - Italia | Tel 0785 52302 | Cell 329 7260732 | Email info@nuraghelosa.net
Sede operativa:Abbasanta (OR) loc. Losa snc CAP 09071 Codice Fiscale e Numero d’iscrizione del Registro delle imprese di Oristano
(Partita IVA):00682590955 Data di iscrizione:19/02/1996 Iscritta nella sezione ORDINARIA Iscritta con il numero di repertorio Economico Amministrativo 112971
il 26/01/1996 Il capitale sociale versato: euro 3325,80
Credits: J-Service srl realizzazione siti web