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L'ARCHITETTURA

La civiltà nuragica è conosciuta soprattutto per i resti dei suoi monumenti in pietra, che ancora oggi costellano quasi ogni angolo della Sardegna: anzitutto i nuraghi arcaici, quelli cupolati semplici e quelli complessi; poi gli insediamenti, le tombe megalitiche collettive (“tombe dei giganti”), i templi e i santuari.

Così come li vediamo oggi, i nuraghi e gli altri edifici nuragici non sono che gli scheletri di se stessi, gusci fossili spogliati di tutte le strutture accessorie, le attrezzature e le suppellettili in materiale organico, privati delle azioni e delle voci che li pervasero un tempo e dei significati, dei valori e delle relazioni che l’uomo vi infuse.

Per capire i nuraghi bisogna utilizzare al meglio tutti gli strumenti a disposizione degli archeologi e con quelli cercare di avvicinarsi prima alla realtà materiale, quindi alla mentalità, ai bisogni e alle esperienze degli antichi costruttori ed utilizzatori, facendo sempre attenzione ai cambiamenti che hanno avuto luogo nei millenni successivi. La differenza essenziale tra l’approccio degli archeologi e quello dei tecnici è che i primi dovrebbero sempre avere come oggetto principale delle loro riflessioni non il manufatto ma l’essere umano, anzi la società umana nel suo divenire.

Solo così si può avvertire l’assurdità della domanda che gli studiosi e i curiosi si sono posti e continuano a porsi, se cioè i nuraghi fossero reggie o fortezze o torri di avvistamento o templi o tombe. La funzione militare dei nuraghi e la natura guerresca della società nuragica potevano essere accettabili nei tempi in cui si riteneva che nuraghi e bronzetti fossero contemporanei e che gli uni e gli altri fossero durati fino alle guerre coi fenici e i punici e persino coi romani. Ma da tempo non è più così. Ormai si è accertato che la costruzione dei nuraghi non rappresenta l’intero corso della civiltà nuragica ma solo le fasi iniziali e medie di essa: cioè la civiltà nuragica comincia e si sviluppa ma non finisce con la costruzione dei nuraghi. Essi si legano strettamente alle “tombe dei giganti”, mentre il massimo potenziamento degli insediamenti e degli edifici e complessi di culto ha luogo in fasi successive. Oggi si ritiene che i nuraghi fossero opera di una società di tipo tribale, indubbiamente ben strutturata e geniale ma con scarsa o mediocre differenziazione interna e soprattutto con scarsa specializzazione interna.

Dunque in origine i nuraghi non furono reggie perché non c’erano re, non furono fortezze perchè non esistevano guerrieri specializzati e non furono torri d’avvistamento perché non c’erano avvistatori. Solo verso la fine della civiltà nuragica alcuni nuraghi furono utilizzati come templi o come magazzini e ripostigli, mentre solo in tempi romani e medievali furono impiegati come tombe. È probabile che, nei secoli in cui venivano costruiti, i nuraghi svolgessero tutte le funzioni materiali e simboliche che erano necessarie alla vita quotidiana dei nuragici nell’ambito di un’economia principalmente rurale e di una società che nello stesso tempo si andava strutturando in modo gerarchico. Così, pur non essendo principalmente e semplicemente case, i nuraghi furono certamente utilizzati per abitazione e per attività domestiche, come dimostrano innumerevoli reperti attestanti la conservazione, preparazione e consumazione di cibo, la filatura ecc.; e pur non essendo fortezze poterono essere anche luoghi fortificati, nel senso di “resi forti” e attrezzati per la protezione di persone e cose, e soprattutto poterono essere segni ben visibili di potenza e ricchezza della comunità tribale e di possesso e controllo del territorio, in modo così capillare e articolato da essere propriamente definito come strategico.

Ogni nuraghe faceva parte di un sistema e svolgeva un ruolo al suo interno. Nessun nuraghe si contrapponeva al nuraghe vicino; piuttosto, ogni sistema si confrontava coi sistemi confinanti. I sistemi di nuraghi coincidono spesso con bacini territoriali più o meno ben delimitati, tradizionalmente definiti “cantoni”; più in generale, i raggruppamenti di nuraghi, insediamenti, tombe e luoghi di culto, ma anche i terreni agricoli, i pascoli, i boschi, il mare, le miniere e tutte le altre risorse distribuite sul territorio rappresentano il patrimonio delle antiche tribù nuragiche

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Lilliu Giovanni, La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei nuraghi, Edizioni Il Maestrale, Nuoro, 2003.
Contu Ercole, La Sardegna preistorica e nuragica, Edizioni Chiarella, Sassari, 1997.
Autori Vari, Ichnussa. La Sardegna dalle origini all’età classica, Edizioni Garzanti, Milano, 1981.
Autori Vari, Sardegna nuragica, Edizioni Electa, Milano, 1990LILLIU, Giovanni, La civiltà dei Sardi, Edizioni Il Maestrale, Nuoro, 2003.

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